
Scritti
Critica | Saggi | Presentazioni
Prof.
Cosimo Antonino Strazzeri
Paolo De Francesco è nato a Roma, anche se, per le sue origini, è legato alla Puglia e al Veneto. A Bari, infatti, ha frequentato il liceo Artistico. Attualmente vive a Roma, dove esercita la professione di libero professionista nel settore della grafica in uno studio situato nello storico quartiere Flaminio di Roma, vicino alla Galleria d’arte Moderna e al Museo Etrusco di Villa Giulia, che rappresenta per lui una inestimabile fonte di ispirazione per la realizzazione delle sue opere. Artista molto versatile, utilizza le più svariate tecniche: dipinti a olio, disegni, acquerelli, dipinti su carta. Nel suo sito è possibile ammirare le opere della sua collezione personale, quelle che si trovano nelle collezioni private e quelle opere disponibili per l’acquisto da parte delle persone interessate. A partire dal 1984, quando era appena ventenne, ha partecipato a varie mostre collettive nelle città di Valenzano, Foggia, Corato e Roma. In quest’ultima città ha tenuto due personali: “Geometrie da Il rosso e e nero” (febbraio 2024) e “Chaos. Complessità dell’ordine” (maggio 2024). La prima è costituita da una serie di 10 dipinti, in cui l’artista ha interpretato pittoricamente il romanzo di Stendhal “Il rosso e il nero”, utilizzando un linguaggio geometrico e astratto, non figurativo, che gli ha consentito di esplorare il dualismo interiore del protagonista del romanzo, Julien Sorel, un umile figlio di carpentiere che, nell’atmosfera statica e oppressiva della Restaurazione, tenta con esiti tragici (la morte per decapitazione) una scalata sociale che potesse proiettarlo nel mondo dell’aristocrazia. L’artista, quindi, si propone di tradure in immagini la lotta interiore di Julien tra passione e ambizione, entusiasmo rivoluzionario e ipocrisia gesuitica. La seconda, invece, presenta otto opere che sviluppano un concetto filosofico ben evidenziato dall’artista tramite una citazione del filosofo Emanuele Severino: «Nel mito greco, la Teogonia di Esiodo racconta come tutti gli dèi siano stati generati dal Caos originario. Kosmos è l’insieme delle cose che è uscito dal disordine del chaos. […].
Eppure queste due parole hanno un significato più originario. Chaos significa innanzitutto l’immensità dello spazio originario, l’apertura immensa, cioè non misurabile, illimitata. Tutti gli dèi e tutti i mondi si generano al suo interno. Il chaos, è la dimensione più ampia che il mito greco, sia riuscito a pensare». Tradotto in termini pittorici, questo concetto significa che dipingere un soggetto astratto risulta più semplice se la libertà delle idee hanno origine dal caso – non dal caos. Infatti, porsi davanti alla tela e improvvisare, disegnando linee e colori che provengono spontaneamente dalla propria ispirazione, è molto semplice. Molto più complesso, invece, è il processo creativo, se si parte dalla consapevolezza che tutte le cose hanno un loro significato, espresso tramite dettagli, che generano le forme del mondo che ci circonda. Partendo dalla presa di coscienza del Caos primigenio che ha generato successivamente una compiuta armonia, è più difficile per l’artista improvvisare: la sua ricerca cerca di cogliere nell’universo così com’è le tracce del disordine che lo ha preceduto, e in questo lavoro di ricerca, le azioni ragionate prendono il sopravvento sulla spontaneità dell’improvvisazione, aprendosi faticosamente la strada verso una figurazione complessa, che nasce dalla necessità e non dalla casualità. In questo catalogo presentiamo tre opere tratte dalla mostra “Chaos. Complessità dell’ordine”: “Chaos 1”, “Chaos 5” e “Chaos 6”. Come precisa l’artista nel comunicato in cui presenta la mostra, tutti i dipinti sono stati ideati con il supporto di sistemi digitali di generazione e rielaborati manualmente.
Per questo motivo, la fase progettuale è stata la più complessa e ha richiesto la maggior parte del tempo rispetto alle fasi esecutive dell’opera. Come anticipato sopra, infatti, l’artista ha lavorato sull’idea che, se un’opera astratta può far percepire oggetti e forme di senso compiuto, questi possono essere presenti in piccoli dettagli: sono forme ‘pensate’ – non casuali – che trasmettono una discreta sensazione di armonia. La loro struttura, pertanto, è sostanzialmente la stessa: non si tratta di opere rigorosamente geometriche, poiché i margini delle aree di diverso colore si intrecciano costantemente, assumendo forme varie che non seguono un ordine prestabilito e non si succedono regolarmente. Da ciò deriva, all’interno di ogni tela, una notevole frammentazione, che però appare tutt’altro che casuale. Possiamo quindi parlare di disarmonia programmata in cui gli elementi costituenti si rincorrono in sequenze sempre diverse che concorrono a determinare all’interno di ogni opera un particolare ritmo compositivo, fondato essenzialmente sull’alternanza di colori e forme. Nascono così dipinti – dice l’artista – che vogliono rappresentare la complessa struttura del caos, i quali possono nascondere, al suo interno, tracce di oggetti e forme appena percepibili, osservati da chi li guarda come possibili oggetti finiti e riconoscibili. Per questo motivo, i colori, non scelti a caso, sono stati attentamente pensati e studiati, messi a confronto tra loro per osservare l’efficacia degli accostamenti. Le opere di questa mostra ci invitano quindi a cercare nel caos la prefigurazione dell’armonia, esercitando un ruolo attivo nella ricomposizione di ciò che è apparentemente disordinato ma che, in nuce, aspira già a un futuro ordine. In tale complessità risiede la loro originalità ma anche il loro essere frutto di una ricerca estetica sperimentale, che evita le strade facili e le semplificazioni.
EN
Paolo De Francesco was born in Rome, even if for his family origins he is connected to both Apulia and Veneto. He attended the Art High School in Bari. He now lives in Rome, where he works as a freelance graphic designer in a studio located in the historic Flaminio district, near the Gallery of Modern Art and the Etruscan Museum of Villa Giulia, both invaluable sources of inspiration for his artistic work. A highly versatile artist, he employs a wide variety of techniques: oil painting, drawing, watercolor, and works on paper. On his website it is possible to admire works from his personal col- lection, pieces held in private collections, as well as works available for purchase by interested people. Since 1984, when he was only twenty, he has taken part in various group exhibitions in Valenzano, Foggia, Corato, and Rome. In the latter city he held two solo exhibitions: “Geometries from The Red and the Black” (February 2024) and “Chaos. The Complexity of Order” (May 2024). The first consisted of a series of ten paintings in which the artist gave a pictorial interpretation of Stendhal’s novel “The Red and the Black”, using a geometric and abstract, non-figurative language that enabled him to explore the inner dualism of the novel’s protagonist, Julien Sorel – a humble carpenter’s son who, in the static and oppressive atmosphere of the Restoration, attempts a tragic social ascent (ending in death by decapitation) into the aristocracy. Through this series, the artist seeks to translate Julien’s inner struggle into images, between passion and ambition, revolutionary enthusiasm and Jesuitical hypocrisy. The second exhibition presented eight works that developed a clear philosophical concept made clear by the artist through a quotation from philosopher Emanuele Severino“In Greek myth, Hesiod’s Theogony recounts how all the gods were generated from the primordial Chaos. Kosmos is the totality of things that emerged from the disorder of chaos. […]. Yet these two words have a more original meaning. Chaos first of all means the immensity of primordial space, the immense unmeasurable and unlimited opening. All gods and all worlds are generated within it. Chaos is the broadest dimension Greek myth was able to conceive.” This means that painting an abstract subject is easier if the freedom of ideas originates from chance – not from chaos. Indeed, standing before the canvas and improvising lines and colors that spontaneously emerge from one’s inspiration may be simple. The creative process, however, becomes far more complex when you are aware that all things have their own meaning, expressed through details that generate the shapes of the surrounding world. Starting from the recognition of the primordial Chaos that eventually produced a complete harmony, improvising becomes more difficult for the artist: his search aims to capture within the universe as it is the traces of the disorder that preceded it. In this process, reasoned actions prevail over the spontaneity of improvisation, carving out a difficult path toward a complex figuration, born of necessity rather than chance. In this catalogue we present three works from the exhibition “Chaos. The Complexity of Order”: “Chaos 1”, “Chaos 5”, and “Chaos 6”. As the artist notes in the exhi- bition statement, all the paintings were conceived with the support of digital generation systems and then edited manually. For this reason, the design phase proved to be the most demanding, requiring more time than the execution of the works themselves. As mentioned above, the artist worked from the idea that if an abstract work can suggest recognizable objects and forms, these may emerge in small details: “thought” forms – not accidental ones – that convey a subtle sense of harmony. Their structure, therefore, is essentially the same: these are not rigorously geometric works, as the boundaries between areas of different color constantly intertwine, producing varied shapes that do not follow a predetermined order nor recur in regular succession. This results in a marked fragmentation within each canvas, although it appears anything but random. We can therefore speak of a programmed disharmony, in which constituent elements pursue one another in ever-changing sequences, generating within each work a particular compositional rhythm essentially based on the alternation of colors and forms. As the artist himself explains, these paintings aim to represent the complex structure of chaos, in which they may hide traces of objects and forms – barely noticeable, yet seen by the viewer as potential finished, recognizable entities. For this reason, the colors – far from being random – were carefully thought and studied, compared to testing the effectiveness of their combinations. The works in this exhibition thus encourage us to search for an anticipation of harmony, playing an active role in reconstructing what appears disordered but which, in its essence, already aims to a future order. Their originality lies in this complexity, but also in their being the fruit of an experimental aesthetic research that avoids easy solutions and simplifications.