Afrodite Cnidia – la storia, il mio dipinto

da 21 Mar 2024Genesi delle opere

L’Afrodite Cnidia di Prassitele

Un capolavoro di Arte Greca che vanta numerose copie

L’Afrodite cnidia è una famosa scultura marmorea realizzata da Prassitele (scultore greco antico vissuto nell’età classica, attivo dal 375 a.C.) oggi nota solo da copie di epoca romana. È considerato il primo nudo femminile dell’arte greca. Detta “Cnidia” proprio perché furono gli abitanti di Cnido, un’antica città dell’Anatolia (l’attuale Turchia) che sorgeva lungo le coste meridionali della penisola, non lontano da Rodi, ad acquistare la statua, forse su diretta commissione, per essere collocata all’interno del naos, la cella interna del tempio eretto in onore di Afrodite Euplea.

Plinio ci narra che Prassitele aveva eseguito due statue di Afrodite, una con panneggio, quindi coperta, una interamente nuda. Quella vestita fu acquistata dagli abitanti di Coo, rifiutando la versione nuda, definita impudica; questa fu scelta dai cittadini di Cnido.

Nel 259/260 a.C. fu oggetto di interesse da parte di Nicomede I, secondo re di Bitinia e fondatore della medesima città. A Nicomede si deve l’impostazione ellenistica culturale artistica della Bitinia, ma il suo tentativo di acquistare la statua, arrivando addirittura ad offrirsi per pagare i forti debiti di Cnido, fallì. Dopo essere stata rubata a Cnido, fu vista l’ultima volta nel palazzo di Lauso a Costantinopoli, funzionario di Teodosio II, nel periodo paleocristiano, dove si presume sia andata bruciata – sono passati otto secoli – nell’incendio del 476 d.C. (caduta dell’Impero Romano d’Occidente) insieme alla sua raccolta di opere d’arte, tra queste la grande Statua di Zeus da Olimpia.

Tale erano la bellezza ed il fascino della statua di Afrodite scolpita da Prassitele che, secondo quanto scritto da Plinio il Vecchio nella Historia Naturalis, in molti avevano raggiunto Cnido in nave soltanto per ammirarla. Sempre Plinio racconta che la statua suscitò molte leggende circa la sua bellezza, come quella di un nobile giovane che se ne era perdutamente innamorato.

Secondo K.E. Seaman, l’Afrodite Cnida risulta la statua più copiata dell’antichità. Vanta oltre 190 riproduzioni, di queste, la copia romana ritenuta la più fedele all’originale è la Venere Colonna; deve il suo nome a Filippo Colonna, che la regalò a Papa Pio VI nel 1783. La statua è esposta permanentemente presso il Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani.

Anche il figlio maggiore di Prassitele, Cefisodoto II, realizzò un’Afrodite in marmo, che fu trasportata a Roma tra gli Asini Pollionis monumenta, edifici realizzati da Asinio Pollione (39 d.C.) alle pendici del Campidoglio, comprendenti la prima biblioteca pubblica di Roma e una notevole raccolta di opere d’arte provenienti da tutto l’Impero; monumenta dovrebbe indicare la magnificenza delle opere raccolte.

La città di Cnido

Knîdos, lat. Cnidus, anche Cnidos. Fu una città greca fondata sulle coste della Caria, precisamente a Capo Tekir, nel distretto di Dacta (provincia di Muğla), dove l’Egeo e il Mediterraneo si incontrano. La sua fama, e meta di numerosi viaggiatori, ebbe origine grazie al santuario e all’antico culto di Afrodite.

Cnido fu colonia spartana, e fece parte della lega sacrale composta da sei colonie doriche, nota con il nome di Esapoli (VI sec a.C.): Cnido, Coo, Alicarnasso, e tre città dell’isola di Rodi: Lindo, Ialiso e Camiro.

Nel V secolo a. C. a Cnido fiori un’importante scuola di medicina: con Cos la città divenne il principale centro di insegnamento di tale scienza, conosciuto per la sua dottrina e la sua pratica.

Vi nacquero illustri personaggi: Ctesia, storico e medico; Eudosso, studente di Platone, matematico e noto astronomo, sembra che a Cnido costruì un osservatorio astronomico; Artemidoro, filosofo e scrittore di favole, si trasferì a Roma e divenne, secondo Appiano, amico di Caio Giulio Cesare, a tal punto da opporsi alla congiura contro Cesare delle idi di Marzo; Sostrato, architetto, a lui si attribuisce il progetto (o il finanziamento) del Faro di Alessandria, una delle 7 meraviglie del mondo.

“Intanto Tolomeo Lathyro fece venire da Cnido il quarto fratello di lui, Demetrio, detto Acairo, e lo fece re di Damasco.” – Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche Libro XIII:370

Urbanistica, Architettura e monumenti di Cnido
La città è suddivisa in due parti, la terraferma e la parte insulare chiamata “Kap Krio”; Strabone la descrive come una “città doppia”. E’ terrazzata a causa della struttura montuosa del terreno, il che richiese la costruzione di terrazze lungo le pendici del monte. Il mare tra l’isola e la parte terrestre venne successivamente colmato, ottenendo così due porti distinti. Il più piccolo di questi, a Nord, venne chiamato Porto Nord, destinato ad usi militari. Il porto meridionale, fu invece riservato alle imbarcazioni mercantili, carico e scarico di merci, sono ancora visibili i resti del frangiflutti che proteggeva il porto. La sua posizione sul mare fu strategica, contribuendo alle ricchezze dei suoi abitanti.

Sulla terraferma si trovano l’acropoli e le mura di fortificazione, mentre ad est si trovano il “Santuario di Demetra” e il “Teatro Grande”. Sono state individuate sette chiese in varie zone della città, una villa del periodo ellenistico e un Odeion a sud, a nord era situato il “Santuario di Mosè”.

A nord-est della terraferma si trova un tempio di ordine corinzio. A ovest, c’è una “Terrazza del Tempio Rotondo”, e appena sotto c’è una “Terrazza dell’Apollo”. In quest’area si festeggiava il culto  dell'”Apollon Karneios”, con il pubblico seduto sulla terrazza posta a nord. Qui è stato individuato una grande rete fognaria e a breve distanza sono visibili i resti del Bouleterion (luogo di attività del consiglio della Polis). A sud della terrazza, ci sono resti di un tempio chiamato “Tempio Rosa”, nome suggerito dal colore delle pietre,

A nord del Porto Grande si trovano il “Piccolo Teatro” e l’area chiamata “Terrazza Dioniso” per via del tempio di Dioniso a ovest e di un colonnato coperto. La città doveva presentarsi dal mare offrendo uno scenario unico, caratterizzato da queste ampie terrazze.

“L’elemento più importante del suo sistema era la piazza al crocevia, era la fuga della strada in prospettiva. Per lo più la posizione di una città fu determinata certo dalla natura del suolo, ma se tanta preferenza ebbe nell’Asia Minore la città sulla collina a terrazze (Rodi, Cnido, Alicarnasso, Priene, Pergamo) ciò si deve anche a questa predilezione dell’architettura greca per si volle fare un unico scenario architettonico.” – Alessandro della Seta, Italia Antica, 1922

Negli scavi effettuati a Kap Krio (la parte insulare della città) sono state trovate file di botteghe, luoghi di lavoro e insediamenti posizionati con il metodo dei terrazzamenti e si è stabilito che la zona era abitata intorno al V secolo d.C. La necropoli della città si trova all’ingresso orientale e degne di nota sono le varie tipologie di tombe sparse su un’ampia area di 7 chilometri.

La città fu un importante centro commerciale e turistico, grazie anche alla sua famosa produzione di vini esportati in tutto il mediterraneo. Dal VI secolo a.C., Knidos divenne nota come una città di cultura e arte.

Ubicazione della statua di Afrodite a Cnido
Ad oggi non si conosce il luogo preciso dove si poteva ammirare il capolavoro di Prassitele. Lo scrittore Pausania racconta che gli abitanti di Cnido avevano innalzato diversi santuari consacrati alla dea, sia urbani che extraurbani, di questi il più recente è quello di Cnidia/Euploia (Paus.1.1.3). Inoltre non sappiamo se la statua si trovasse in un luogo esclusivamente a lei dedicato o in associazione ad altre divinità, come l’Apollo Carneios; un’epiclesi che associa il dio alla fertilità, il cui culto a Cnido era di antiche origini perché riconosciuto come fondatore della città.
Gli archeologici ipotizzano che i resti di un tempio a pianta circolare, probabilmente con cupola (thòlos), sito sul terrazzamento più alto della città, era il luogo ideale per posizionare l’opera; il piccolo tempio si presentava con due aperture, una di fronte all’altra; questa soluzione consentiva di ammirare la statua, posta al centro della cella, da più punti vista. Un altro indizio è pervenuto da un frammento di Antipatro di Sidone in cui si legge che l’Afrodite si trovava «sopra la Cnido rocciosa», si intuisce che la statuta doveva trovarsi in una zona molto elevata della città. E’ certo che la statua fosse visibile ai navigatori in prossimità delle coste; all’Afrodite Euploia furono attribuite virtù marine in qualità di dea protettrice della navigazione.

Primi scavi e pubblicazioni
All’inizio del XIX secolo e nel XX secolo, molti viaggiatori e ricercatori occidentali visitarono Knidos durante i loro viaggi lungo la costa anatolica. I loro studi furono pubblicati durante questi viaggi.
Nel 1881 O. Bendorf e G. Niemann,
nel 1888 Th. J. Bent,
nel 1893 L. J. Myres e nel 1897 G. Cousin lavorarono sulla penisola di Knidos.
Nell’estate del 1904 Alfred Philippson fece una descrizione topografica e geografica della penisola attraverso un difficile rilievo.
La ricerca su Knidos fu iniziata dal britannico W.M. Leake a nome della  Society of Dilettanti nel XIX secolo e visitando la costa, Leake illustrò e pubblicò opere su Cnido.
Principali scavi e ricerche furono condotti da C. Newton, per conto del British Museum e un gran numero di reperti ritrovati furono portati al British Museum tra il 1857 e il 1859 da Newton.
Circa 100 anni dopo, anche uno degli scienziati britannici G. E. Bean, che viaggiò nella penisola di Reşadiye, fornì informazioni sulla fondazione e la storia di Knidos. Gli scavi furono condotti sotto la direzione di Iris Cornelia Love dell’Università di Long Island negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1977 e anche sotto la direzione del Prof. Dr. Ramazan ÖZGAN dell’Università di Selçuk tra il 1988 e il 2006. Nel 2014, scavi e indagini.

“A questi e agli accidenti eh’avvengono in Sicilia, sono molto simili quelli che si veggono avvenire nell’ isole Lipare, e nell’istessa Lipari. Elle sono sette appunto, la maggiore delle quali è Lipari, colonia de’ Cnidi ( doppo Termimissa ) più vicina alla Sicilia.” – Strabone, Della Geografia, Libro I.

Cnido

Afrodite

Afrodite (gr. Αϕροδίτη) Venere per i romani, è una dea che incarna il sentimento umano per eccellenza, l’amore e la bellezza intesa come canone di perfetta armonia, anima e corpo.
Omero la presentata nell’Iliade come figlia di Zeus e di Dione. Scrittori più tardi la descrivono come nata dalla spuma del mare, donde deriverebbe il suo nome (Platone, Cratilo, gr. ἀϕρός ‘spuma’). In Teogonia, Esiodo descrive Afrodite nata dal membro reciso di Urano, gettato in mare da Crono; nasce dalle onde che la porteranno verso l’isola di Citera, da qui raggiungerà Cipro e dalle sue coste uscirà dalle acque per raggiungere la terraferma.
Un’altra versione sull’origine di Afrodite (Eliano, De natura animalium), descrive la dea nata da una conchiglia e fu all’interno di essa che raggiunse l’isola di Citera. La dea e la conchiglia rimasero a lungo un sacro connubio, un tema, questo, ripreso e rappresentato in numerosi capolavori dell’arte.

Introdotta precocemente nell’Olimpo dei dodici dei, Afrodite divenne la sposa di Efesto, ma ella lo tradì ben presto con Ares (Omero). Da Afrodite e Ares nascerà Armonia, personificazione di equilibrio, in opposizione ai caratteri dei suoi genitori, sarà la sposa di Cadmo, fondatore di Tebe; dai due nacquero Fobo, Deimos, Eros e Anteros. Ammirata e controversa, prenderà un posto di onore tra gli dei dell’Olimpo, in grado di suscitare gelosie e rivendicazioni, Afrodite sarà riconosciuta e legata universalmente al tema dell’amore che darà vita a vicende amorose iscritte nella tradizione letteraria con Dioniso, Poseidone, Ermes (tra le divinità), con Adone ed Anchise tra i mortali. Dall’amore di Afrodite per Anchise, un bellissimo pastore troiano, nascerà Enea, da sempre il protetto di Afrodite, il quale in una remota e imponente saga si racconta del suo sbarco sulle coste laziali, in fuga da Troia in fiamme. Su questa terra Enea fonderà Lavinium (oggi Pratica di Mare), suo figlio Ascanio fonderà 30 anni dopo Alba Longa, divenendo progenitori della stirpe romana. Ma questa è un’altra straordinaria vicenda che racconterò in seguito.

Il culto in Italia. Celebre fu il culto di Afrodite sul monte Erice, in Sicilia, culto di origine marinara che ebbe grande importanza a tal punto che dalla Sicilia il culto si diffonderà in Italia, a Roma sarà venerata con il nome di Venere Ericina. Diodoro Siculo spiega l’origine dell’appellativo ‘Ericina’: Erice era figlio di Afrodite e di Buta (un argonauta). Questo, una volta divenuto re, fondò una città che collocò su una collina rocciosa dandole il suo nome. Costruì, sul punto più alto della città, un santuario dedicato alla madre, la dea si dimostrò riconoscente divenendo protettrice della città, a motivo di ciò fu chiamata Afrodite Ericina.

Non solo amore. A Sparta, Citera, Cipro e in altre località era venerata come dea della guerra. E’ fondamentale ricordare il collegamento di Afrodite con le divinità orientali sumere/accadiche promotrici di guerre, che la identificano con Inanna/Ishtar (l’occidentale Astarte), legami oltre che per le guerre, per i richiami linguistici che si prestano a similitudini con il nome di Afrodite.

Epiteti. Anadiomene: la dea che emerge dalle onde salate; Pelagia (dea marina); Dione (il femminile di Zeus); Citerea (perché fu spinta dalle onde in primo luogo a Citera): Cipride o Ciprigna (da Cipro); Epitymbia (a Delfi); Genitrice (presso i Latini); Acidalia (il nome di una fonte a Orcomeno, dove faceva il bagno con le Grazie).

Iconografia. Numerose le riproduzioni, scultoree che la ritraggono: Fidia su un frontone del Partenone; statua di Fréjus (Louvre); Afrodite accovacciata (Roma, Museo Nazionale Romano); Afrodite di Cirene (Roma, Museo Nazionale Romano); Trono Ludovisi (Roma, Museo Nazionale Romano); la Venere dell’Esquilino (Roma Musei Capitolini, Palazzo dei Coservatori); Afrodite Landolina (Museo Archeologico di Siracusa); l’Afrodite Medici (Uffizi, Firenze); la Venere Callipigia, capolavoro esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sandro Botticelli dipinge nel 1486 la sua memorabile e più ammirata Venere mai dipinta: La Nascita di Venere, Uffizi, Firenze.

Il culto di Afrodite a Cnido

L’antico culto di Afrodite a Cnido è stato descritto in alcuni versi dei poeti greci Alcmane (VII sec. a.C. ca.) e Saffo (VI sec. a.C. ca.). Monete coniate a Cnido recano, a partire dal 530 circa, teste di Afrodite dalle diverse configurazioni, che potrebbero riflettere le varie immagini cultuali nei distinti santuari cnidi della dea.
Infine, teste fittili di giovane dea nei tipi di Afrodite sono state rinvenute sulla terrazza più alta di Cnido, presso la rotonda che probabilmente ospitò l’Afrodite Cnidia, deposti secondo una sequenza cronologica che va dall’eta arcaica all’ellenistica.

Monetazione
Cnido iniziò a coniare monete già dalla seconda metà del VI secolo, fino alla dominazione romana dove l’emissione della moneta si estinse quasi del tutto. Si coniavano in particolare dracme in argento con testa di leone sul diritto e testa di Afrodite sul rovescio. Interessante è la scoperta di monete coniate in periodo imperiale romano che mostra una copia della statua dell’Afrodite Cnidia di Prassitele.

Afrodite di Cnido: lo stile artistico

L’Afrodite Cnidia di Prassitele può essere descritta solo in maniera generica, dal momento che non è possibile disporre dell’opera originale. Ad ogni modo, grazie alle numerose repliche di epoca romana ed alle tante descrizioni della statua originale che sono pervenute fino ai giorni nostri, è possibile desumere alcune delle caratteristiche che, presumibilmente, erano proprie dell’opera di Prassitele. Si sa per certo che si trattasse di una scultura realizzata in marmo (nonostante alcuni la descrivono in bronzo), alta circa due metri. Probabilmente, la Venere di Cnido originale rappresentò anche il primo esempio di nudo femminile della scultura greca. La Venere di Prassitele fu ammirata e lodata a lungo nel mondo greco romano, divenendo una delle icone più rinomate e influenti della storia dell’arte occidentale.

La statua rappresenta per la prima volta una dea nuda: Afrodite dopo il bagno o in atto di immergersi per un bagno rituale di purificazione. Il corpo della dea è rappresentato in maniera elegante, nel rispetto dei canoni scultori dell’arte Greca del tempo. Il corpo sinuoso si mostra come un’onda a forma di «S» che ne accentua la femminilità, mentre la morbida e liscia nudità viene disegnata grazie al contrasto di luci ed ombre che le pieghe delle vesti disegnano sul corpo. I capelli sono raccolti in due fascette, indossa un bracciale chiamato armilla, ornamento tipico attribuito alla Venere. L’anfora, su cui poggia il panno, è necessario per garantire staticità alla composizione in quanto regge l’articolarsi del corpo attorno ad una linea curva. Qui la grande dea sembra mostrarsi in atteggiamenti umani.
Altre interpretazioni descrivono la statua come l’attimo in cui la divinità, già completamente svestita, viene sorpresa e, per quel sentimento di pudicizia, afferra le vesti, appena stese su un’Hydria, per rivestirsi, coprendo il pube con la mano destra. E’ altresì possibile leggere l’opera nel momento precedente, cioè quello in cui la dea appoggia il proprio vestiario sull’anfora, rimando nuda, un attimo prima di essere sorpresa.

Il dinamismo della scena è accentuato da Prassitele mostrando la gamba destra leggermente più in avanti della sinistra. Inoltre, è interessante notare la torsione del volto verso sinistra, leggermente inclinato all’indietro, sembra lasciare intuire che la dea scorga la presenza di un estraneo, disturbando così (oltraggio al pudore?) il suo momento intimo. Questa indicazione potrebbe far protendere per la seconda versione, che propone la dea mentre raccoglie le sue vesti per coprirsi.

Luciano di Samosata, scrittore e filosofo greco (120 d.C. ca.), scrive che l’Afrodite di Cnido mostrava un leggero sorriso che rivelava appena i suoi denti. Un particolare non individuabile nelle copie giunte fino ai nostri giorni.

L’Afrodite Cnidia descritta dagli storici italiani
« L’Afrodite che stava per scendere nel mare, ch’egli [Prassitele] aveva scolpita per il santuario di Cnido, era opera così splendida che più tardi Nicomede re di Bitinia, pur di possederla, aveva offerto agli abitanti di Cnido l’abbandono del suo credito di Stato, ed era così celebre che da lontani paesi si accorreva per contemplarla. Pare che i sacerdoti del santuario non ne abbiam mai lasciato prendere il calco cosicché le copie che se ne posseggono non ne danno che un’idea approssimativa. » (Giulio Carotti)

« La dea è raffigurata in un fuggevole istante; pronta a scendere nel bagno, sta per deporre il vestito, che or ora si è tolto, sul vaso che le sta vicino; ma in questo istante un pensiero istintivo di pudore per la sua completa nudità le fa curvare un po’ il corpo, stringere le ginocchia ed abbassare la mano destra. Ma neppure un’ombra d’inquietudine offusca il suo bel volto; la dea sa di non essere veduta da alcuno sguardo profano, e però il suo gesto, pieno di naturalezza e di castità, è esclusivamente dovuto ad un intimo senso di pudicizia. » (Pericle Ducati)

Prassitele

Scultore e bronzista greco nato e vissuto ad Atene (400/395 a.C. – 326 a.C). Prassitele fu riconosciuto come scultore della grazia (chàris). Visse la difficile fase storica delle Guerra del Peloponneso, che influenzò la sua visione artistica della forma, che si fece più realistica. I suoi soggetti incarnano stati d’animo inquieti, con tratti malinconici, ma sempre caratterizzati dall’eleganza dei gesti. Diede vita alla Scuola di Prassitele. Il Satiro versante è stato il suo primo lavoro, realizzato in  bronzo nel 370 a.C., l’Afrodite Cnidia è considerato il suo capolavoro.

Il mio dipinto

Semplicità e potenza del colore, la scelta per interpretare la bellezza di questa memorabile scultura greca. Il dipinto nasce da una mia fotografia dell’Afrodite Cnidia, copia romana in marmo, che si trova presso il Museo di Palazzo Altemps a Roma.
Tecnica olio su tela, misura 80×60 cm, con due colori: blu oltremare e un bellissimo (e raro) rosa di Persia, per riprendere il bellissimo volto della dea leggermente inclinato, ponendo così in primo piano la delicata ed elegante pettinatura che ricorda le onde del mare, dalla sua spuma verrà generata e portata tra gli uomini.

Afrodite Cnidia - olio su tela

Le foto delle statue sono dell’artista © 2023

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